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venerdì 8 agosto 2014
venerdì 28 marzo 2014
venerdì 27 settembre 2013
martedì 4 giugno 2013
Ciuccio si o no? I rischi del più usato accessorio per neonati.
Lo sapevate che il ciuccio può aumentare il rischio di otiti in bambini e neonati?
Inoltre, se allattate, è preferibile posticipare il più possibile l'uso del ciuccio. Infatti, i movimenti che stanno alla base del succhiare il ciuccio o il seno sono diversi; perciò, se offrite il ciuccio a vostro figlio troppo presto, quando non ha ancora dimestichezza con l'allattamento, potrebbe sentirsi confuso dal capezzolo e l'allattamento potrebbe risultare più difficoltoso.
Fonti:
Inoltre, se allattate, è preferibile posticipare il più possibile l'uso del ciuccio. Infatti, i movimenti che stanno alla base del succhiare il ciuccio o il seno sono diversi; perciò, se offrite il ciuccio a vostro figlio troppo presto, quando non ha ancora dimestichezza con l'allattamento, potrebbe sentirsi confuso dal capezzolo e l'allattamento potrebbe risultare più difficoltoso.
Fonti:
giovedì 30 maggio 2013
Conservazione del cordone: sì o no? I dubbi di una mamma
Abbiamo chiesto a Kheoma, nostra cliente da alcuni anni
nonché, dal 2011, mamma di Sebastian, quali sono state le domande e i dubbi che
si è posta in gravidanza riguardo all’opportunità o meno di conservare, oppure
donare, le cellule del cordone ombelicale del suo bambino.
Allora Kheoma quali sono state le riflessioni che hai fatto a tal riguardo?
Allora Kheoma quali sono state le riflessioni che hai fatto a tal riguardo?
Da futura mamma ho cercato di informarmi sulle varie possibilità d’uso del
cordone ombelicale. Quello di cui ero certa è che non volevo andasse
semplicemente buttato (come neppure la placenta, che ho conservato), e che
venisse tagliato solo dopo aver smesso di pulsare, per garantire al mio bambino
tutto il nutrimento di cui aveva bisogno e di cui sarebbe stato privato con un
taglio precoce.
Ho valutato anche l’idea della donazione e della crioconservazione, che mi aveva incuriosito da quando ne ho sentito parlare. Ma le informazioni che sono riuscita a reperire erano troppo frammentate e discordanti, per cui ho abbandonato l’idea.
Ne hai parlato anche con il pediatra che ti ha seguito durante tutta la gravidanza?
Certamente. E’ stata una questione che ho sollevato durante il corso pre-parto. Volevo avere chiare informazioni su tutto ciò che riguardasse la gravidanza e la nascita, e la crioconservazione delle cellule del cordone era, sicuramente, un argomento su cui speravo di avere maggiori chiarimenti.
Quali dubbi ha sollevato?
Due anni fa c’era ancora scarsa informazione a riguardo, tanto che anche il pediatra era in possesso di informazioni discordanti. Ciò che mi disse è che la crioconservazione, gestita esclusivamente da enti privati, era soggetta a manipolazioni e che, spesso, non poteva essere garantita la corretta conservazione delle cellule, con conseguente deterioramento e impossibilità di utilizzo, al bisogno. Informazioni che, in parte, e per alcuni enti, probabilmente avevano un fondo di verità
Ho valutato anche l’idea della donazione e della crioconservazione, che mi aveva incuriosito da quando ne ho sentito parlare. Ma le informazioni che sono riuscita a reperire erano troppo frammentate e discordanti, per cui ho abbandonato l’idea.
Ne hai parlato anche con il pediatra che ti ha seguito durante tutta la gravidanza?
Certamente. E’ stata una questione che ho sollevato durante il corso pre-parto. Volevo avere chiare informazioni su tutto ciò che riguardasse la gravidanza e la nascita, e la crioconservazione delle cellule del cordone era, sicuramente, un argomento su cui speravo di avere maggiori chiarimenti.
Quali dubbi ha sollevato?
Due anni fa c’era ancora scarsa informazione a riguardo, tanto che anche il pediatra era in possesso di informazioni discordanti. Ciò che mi disse è che la crioconservazione, gestita esclusivamente da enti privati, era soggetta a manipolazioni e che, spesso, non poteva essere garantita la corretta conservazione delle cellule, con conseguente deterioramento e impossibilità di utilizzo, al bisogno. Informazioni che, in parte, e per alcuni enti, probabilmente avevano un fondo di verità
Ma il dubbio più grande, riguardava, sicuramente, i tempi di clampaggio del
cordone ombelicale. Si credeva, infatti, che, per il prelievo del sangue
cordonale per la crioconservazione delle cellule staminali, la modalità fosse
identica a quella della donazione pubblica. Cioè che il cordone dovesse essere
tagliato immediatamente dopo la nascita, privando il bambino di molto sangue e
sostanze nutritive a lui utili che gli avrebbero garantito, nell’immediato, il
sostegno necessario ad una buona salute.
In poche parole il dubbio era: garantire salute e nutrimento immediati, con benefici, anche futuri, sulla salute del bambino o privarlo subito di tale nutrimento, ma conservare le cellule per eventuali problemi di salute futuri?
Tu hai scelto di fare il clampaggio del cordone ritardato.
Allo stato attuale, sapendo che ciò sarebbe comunque compatibile con la
conservazione delle cellule staminali del cordone, in tutta sicurezza, e avendo
la possibilità di appoggiarti ad una realtà di mediazione con un istituto di
conservazione pubblico, quale la Croce Rossa Tedesca, considereresti la
possibilità di fare un piccolo investimento sulla futura vita di tuo figlio?In poche parole il dubbio era: garantire salute e nutrimento immediati, con benefici, anche futuri, sulla salute del bambino o privarlo subito di tale nutrimento, ma conservare le cellule per eventuali problemi di salute futuri?
Tu hai scelto di fare il clampaggio del cordone ritardato.
Sapendo ciò, e avendo la garanzia di poter avere tutte le informazioni e l’appoggio di cui avrei bisogno, assolutamente sì. Ho considerato l’idea prima e, a maggior ragione, lo rifarei ora.
Ritieni che un investimento di € 2.500,00 per i primi 21 anni (meno di 10,00 € al mese) e di 250,00 per i cinque successivi, sia un prezzo adeguato per il lavoro di consulenza, amministrativo e pratico svolto da Vitafutura srl, che accompagna per tutto il percorso i genitori al principio solo interessati e poi intenzionati a conservare le cellule staminali del cordone del tuo bambino?
Penso sia una cifra onesta, visto il servizio offerto. E’ una cifra che, spesso, viene spesa in meno tempo, per cose ben più frivole.
Inoltre, molti genitori credono che l’arrivo di un
bebè comporti delle spese ingenti, che, a volte, arrivano o, addirittura,
superano la cifra dovuta per la crioconservazione delle cellule staminali. In
realtà, se si prendono in considerazione i reali bisogni e le necessità del
bambino, tralasciando i bisogni indotti dal marketing e alcuna oggettistica
che, obbiettivamente, risulta inutile a un bambino così piccolo, si arriva a
risparmiare moltissimo, per investire il budget in qualcosa di realmente
importante, come l’assicurazione sulla vita del proprio figlio, grazie alla
crioconservazione delle cellule del cordone.
Cordone Ombelicale: il tesoro più prezioso per la salute di tuo figlio
Sin dai primi giorni di gravidanza, i futuri genitori
vengono messi davanti alla responsabilità, che li accompagnerà per tutto l’arco
della loro vita, di compiere delle scelte per la creatura che metteranno al
mondo. Decisioni, a volte leggere o frivole ma
altre, più combattute, pensate attentamente e soppesate e con un grosso carico
di responsabilità.
Quel che è certo è che, qualunque scelta compia un genitore, è sempre volta al benessere dei figli e a voler fare la cosa migliore per loro. E, se la scelta è presa con la giusta consapevolezza e informazione, i benefici potrebbero essere ancor maggiori.
Il destino del cordone ombelicale
Molte domande, che ogni genitore in gravidanza si pone, riguardano il cordone ombelicale, quel “filo” diretto che collega mamma e figlio e che espleta, per il bambino, le più importanti funzioni vitali quali nutrimento e respirazione. Quando tagliarlo? E’ giusto donarlo? Posso tenerlo per me? Quali sono i benefici per il bambino? Sono le domande più frequenti che riguardano il cordone ombelicale.
Il cordone ombelicale può avere molte sorti (e altrettanti benefici), tra cui, la più infausta e infelice, secondo noi, è quella di essere gettato via come qualunque altro rifiuto organico.
Conservazione delle cellule staminali dal sangue cordonale
Sono ormai decenni che si sente parlare di cellule staminali e del loro utilizzo per rigenerare organi e tessuti e la ricerca sta facendo passi da gigante per comprendere contro quali patologie possono essere utilizzate e in che modo. Si tratta, infatti, di cellule che ancora non si sono sviluppate completamente e per cui il destino non è ancora “deciso”; possono pertanto originare vari tipi di cellule del nostro organismo attraverso un processo denominato “differenziamento” e, se trapiantate, si comportano come una fabbrica di cellule capaci di sostituire le cellule malate del sangue.
Il sangue del cordone ombelicale è una preziosa fonte di queste cellule staminali, come lo è il midollo osseo, ma col vantaggio di fornirne di più giovani o vitali, senza dolori o rischi per il donatore.
Indicazioni terapeutiche delle cellule staminali cordonali
Dal sangue del cordone ombelicale si possono derivare cellule staminali ematopoietiche, che possono generare qualsiasi cellula del sangue. E' stato scientificamente provato che l'efficienza con cui le cellule si riproducono è tanto più alta quanto più è giovane l'individuo da cui vengono prelevate, e ciò lo si può facilmente verificare osservando quanto sia più rapida la cicatrizzazione delle ferite nei bambini molto piccoli rispetto a quanto avviene negli individui adulti.
Quel che è certo è che, qualunque scelta compia un genitore, è sempre volta al benessere dei figli e a voler fare la cosa migliore per loro. E, se la scelta è presa con la giusta consapevolezza e informazione, i benefici potrebbero essere ancor maggiori.
Il destino del cordone ombelicale
Molte domande, che ogni genitore in gravidanza si pone, riguardano il cordone ombelicale, quel “filo” diretto che collega mamma e figlio e che espleta, per il bambino, le più importanti funzioni vitali quali nutrimento e respirazione. Quando tagliarlo? E’ giusto donarlo? Posso tenerlo per me? Quali sono i benefici per il bambino? Sono le domande più frequenti che riguardano il cordone ombelicale.
Il cordone ombelicale può avere molte sorti (e altrettanti benefici), tra cui, la più infausta e infelice, secondo noi, è quella di essere gettato via come qualunque altro rifiuto organico.
Conservazione delle cellule staminali dal sangue cordonale
Sono ormai decenni che si sente parlare di cellule staminali e del loro utilizzo per rigenerare organi e tessuti e la ricerca sta facendo passi da gigante per comprendere contro quali patologie possono essere utilizzate e in che modo. Si tratta, infatti, di cellule che ancora non si sono sviluppate completamente e per cui il destino non è ancora “deciso”; possono pertanto originare vari tipi di cellule del nostro organismo attraverso un processo denominato “differenziamento” e, se trapiantate, si comportano come una fabbrica di cellule capaci di sostituire le cellule malate del sangue.
Il sangue del cordone ombelicale è una preziosa fonte di queste cellule staminali, come lo è il midollo osseo, ma col vantaggio di fornirne di più giovani o vitali, senza dolori o rischi per il donatore.
Indicazioni terapeutiche delle cellule staminali cordonali
Dal sangue del cordone ombelicale si possono derivare cellule staminali ematopoietiche, che possono generare qualsiasi cellula del sangue. E' stato scientificamente provato che l'efficienza con cui le cellule si riproducono è tanto più alta quanto più è giovane l'individuo da cui vengono prelevate, e ciò lo si può facilmente verificare osservando quanto sia più rapida la cicatrizzazione delle ferite nei bambini molto piccoli rispetto a quanto avviene negli individui adulti.
Questa osservazione dimostra che è molto meglio utilizzare cellule staminali ematopoietiche, derivate dal sangue del cordone ombelicale, piuttosto che quelle derivate dal midollo osseo di un individuo adulto.
Nella donazione autologa il soggetto beneficiario potrebbe essere anche un parente stretto del donatore, che potrebbe facilmente risultare compatibile dal punto di vista genetico.
Attualmente le cellule staminali cordonali, al pari di quelle ricavate dal midollo osseo, vengono utilizzate per curare con grande efficacia un gran numero di malattie del sangue, anche se in futuro è molto probabile che verranno utilizzate per impieghi assai più vasti.
Di seguito elenchiamo alcune malattie che possono beneficiare del trapianto di cellule staminali cordonali:
Neoplasie (tumori): Leucemia Acuta Mieloide (LAM),Leucemia Acuta Linfoblastica (LAL), Leucemia Mieloide Cronica (LMC), Leucemia Mieloide Cronica Giovanile (JCML), Leucemia Mielomonocitica Cronica Giovanile (JMML), Leucemia Mielomonocitica Cronica (CMML), Liposarcoma, Sindromi Mielodisplastiche (MDS), Neuroblastoma, Linfoma Non-Hodgkin, Linfoma di Hodgkin, Linfoma di Burkitt
Disfunzioni metaboliche congenite: Adrenoleucodistrofia, Sindrome di Maroteaux-Lamy, Sindrome di Hunter, Sindrome di Hurler, Malattia di Krabbe, Malattia di Lesch-Nyhan, Malattia di Batten, Malattia di Guenther.
Malattie da insufficienza di funzionalità midollare: Anemia di Fanconi, Anemia di Blackfan-Diamond, Anemia Aplastica Severa, Sindrome di Kostmann, Trombocitopenia Amegacariocitica, Discheratosi Congenita.
Problemi di funzionalità emoglobinica: ß-Talassemia (morbo di Cooley), Anemia falciforme.
Immunodeficienze: Malattia Linfoproliferativa X-linked,Immunodeficienza Severa Combinata (SCID e SCID-ADA), Displasia Reticolare, Displasia Timica, Sindrome di Wiskott-Aldrich, Sindrome di Omenn, Deficienza di Adesione Leucocitaria
Inoltre: Ostepetrosi, Sindrome di Evans, Istiocitosi a Cellule di Langerhan, Linfo-isitiocitosi Emofagocitica Familiare, Linfo-isitiocitosi EBV-associata.
Sono in corso numerosi studi per indurre la pluripotenza nelle staminali ovvero la
possibilità di generare qualsiasi tipo di cellule dell'organismo.
La legge italiana, pur riconoscendone la validità, non consente la conservazione autologa (per uso personale) delle cellule staminali, ma ne permette l’esportazione all’estero, gestita da associazioni come Vitafutura, che lavora in collaborazione con la Croce Rossa Tedesca, che si occupano di tutto l’iter informativo, organizzativo e burocratico, fornendo ai genitori tutte le informazioni e il sostegno di cui necessitano.
Come avviene il prelievo del sangue cordonale, per la conservazione autologa, e quali sono i costi?
Al momento della nascita, lo staff medico dell’ospedale effettua sia il prelievo di sangue materno sia quello del sangue cordonale (30 ml circa), per poi sigillarli in una borsa termostatica.
Un corriere certificato per il trasporto di organi si occupa del ritiro del kit in ospedale e della sua consegna a Francoforte entro 48 ore, ai laboratori del centro emotrasfusionale della Croce Rossa Tedesca, dove il sangue viene analizzato, separato, eliminando globuli rossi e piastrine, che durante il congelamento si romperebbero, producendo sostanze tossiche alle cellule staminali, e poi congelato.
Dopo il congelamento segue un periodo cautelativo di quarantena. Se gli esiti degli esami non evidenziano problemi, la frazione ematica viene trasferita nel contenitore criogenico definitivo, dove le cellule staminali, mantenute a una temperatura di circa -196 C° per immersione in azoto liquido, non invecchieranno mai.
Quindi, come detto, la Legge Italiana riconosce la validità della donazione autologa, al punto da renderla disponibile gratuitamente in alcuni casi particolari: quando la malattia è già presente prima della nascita o è elevata la probabilità di contrarla.
La legge italiana, pur riconoscendone la validità, non consente la conservazione autologa (per uso personale) delle cellule staminali, ma ne permette l’esportazione all’estero, gestita da associazioni come Vitafutura, che lavora in collaborazione con la Croce Rossa Tedesca, che si occupano di tutto l’iter informativo, organizzativo e burocratico, fornendo ai genitori tutte le informazioni e il sostegno di cui necessitano.
Come avviene il prelievo del sangue cordonale, per la conservazione autologa, e quali sono i costi?
Al momento della nascita, lo staff medico dell’ospedale effettua sia il prelievo di sangue materno sia quello del sangue cordonale (30 ml circa), per poi sigillarli in una borsa termostatica.
Un corriere certificato per il trasporto di organi si occupa del ritiro del kit in ospedale e della sua consegna a Francoforte entro 48 ore, ai laboratori del centro emotrasfusionale della Croce Rossa Tedesca, dove il sangue viene analizzato, separato, eliminando globuli rossi e piastrine, che durante il congelamento si romperebbero, producendo sostanze tossiche alle cellule staminali, e poi congelato.
Dopo il congelamento segue un periodo cautelativo di quarantena. Se gli esiti degli esami non evidenziano problemi, la frazione ematica viene trasferita nel contenitore criogenico definitivo, dove le cellule staminali, mantenute a una temperatura di circa -196 C° per immersione in azoto liquido, non invecchieranno mai.
Quindi, come detto, la Legge Italiana riconosce la validità della donazione autologa, al punto da renderla disponibile gratuitamente in alcuni casi particolari: quando la malattia è già presente prima della nascita o è elevata la probabilità di contrarla.
Purtroppo, spesso accade che le malattie che insorgano senza
alcun preavviso, dopo la nascita, e in tal caso la conservazione del cordone
ombelicale potrebbe rivelarsi assai preziosa.
Il costo per la raccolta e la conservazione autologa delle cellule, con il supporto di Vitafutura, per i primi 21 anni, ha un costo di circa 2.500 euro, e il rinnovo della conservazione per i cinque anni successivi è di 250 euro. La spesa è giustificata dagli oneri relativi all’espletamento di tutte le pratiche burocratiche, al trasporto, ai costi di lavorazione e al successivo consumo di azoto liquido per la conservazione a bassissima temperatura delle cellule.
Vantaggi della conservazione autologa delle cellule staminali, rispetto alla donazione pubblica
Il costo per la raccolta e la conservazione autologa delle cellule, con il supporto di Vitafutura, per i primi 21 anni, ha un costo di circa 2.500 euro, e il rinnovo della conservazione per i cinque anni successivi è di 250 euro. La spesa è giustificata dagli oneri relativi all’espletamento di tutte le pratiche burocratiche, al trasporto, ai costi di lavorazione e al successivo consumo di azoto liquido per la conservazione a bassissima temperatura delle cellule.
Vantaggi della conservazione autologa delle cellule staminali, rispetto alla donazione pubblica
·
Non si corre il rischio che il sangue del
cordone ombelicale venga buttato tra i rifiuti ospedalieri, se il bimbo nasce durante il fine
settimana, o, peggio, per sopraggiunti problemi tecnici o burocratici
nell'amministrazione ospedaliera pubblica, dove la donazione del sangue
del cordone ombelicale è limitata dal momento in cui avviene il parto. Se il
parto avviene tra mezzogiorno di venerdì e mezzogiorno di domenica, il sangue
viene buttato via, anche se la donna partoriente vuole donarlo alla banca
pubblica. Questa scelta della struttura pubblica è legata semplicemente al
costo molto più alto del trasporto nel fine settimana.
·
Il
prelievo della quantità di sangue è notevolmente inferiore rispetto a quello
necessario per la donazione pubblica, dove il cordone deve essere tagliato
precocemente, privando il neonato di sangue e importanti sostanze nutritive. Considerata
la quantità di sangue che può fuoriuscire durante un clampaggio ritardato, in molti casi rimane sufficiente sangue cordonale per procedere con il prelievo e
la conservazione del cordone ombelicale. Il taglio ritardato del cordone
ombelicale può così servire a conferire
al bambino elementi importanti per la sua crescita mentre le cellule staminali da sangue del cordone
ombelicale possono costituire una protezione a lungo termine
·
E'
possibile effettuare il prelievo del sangue cordonale in un numero molto maggiore di ospedali
·
Nel
caso di dover iniziare una terapia si è sicuri di trovare cellule staminali perfettamente compatibili
·
Essendo
identico il patrimonio genetico, non c'è
rischio di rigetto e non occorre fare alcuna terapia immunodepressiva (tali
terapie possono ridurre notevolmente le difese dell'organismo e quindi
compromettere la cura)
·
Si
possono avere a disposizione le
cellule staminali, che vengono divise in
2 provette, per un eventuale uso multiplo, in un tempo molto più breve. In
caso di urgenza ciò potrebbe fare la differenza nel salvare vostro figlio o
altri membri più stretti della vostra famiglia
Fonti:
- www.vitafutura.it
- Gazzetta Ufficiale - DL 18 novembre 2009 - Disposizioni in materia di conservazione di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale per uso autologo - dedicato
- Gazzetta Ufficiale - DL 18 novembre 2009 - Istituzione di una rete nazionale di banche per la conservazione disangue da cordone ombelicale
- JAMA - Journal of the American Medical Association
Vitafutura: un’assicurazione per la vita del tuo bambino
Vitafutura Srl è una società che si occupa, in collaborazione con la Croce Rossa Tedesca della crioconservazione autologa (per uso personale) delle cellule staminali da cordone ombelicale.
Poichè la legge italiana non consente la conservazione autologa delle cellule staminali da cordone ombelicale sul territorio nazionale ma ne permette l'esportazione, Vitafutura si prende il carico di espletare tutte le pratiche burocratiche necessarie, al fine di poter esportare le cellule staminali da cordone ombelicale, dove la conservazione autologa è consentita.
Per offrire un servizio ai massimi livelli di affidabilità, serietà e professionalità, Vitafutura ha scelto con cura i suoi partner:
·
ai laboratori dell'Istituto per la Medicina Trasfusionale e Immunoematologia della
Croce Rossa Tedesca di Francoforte, certificati ISO9001 e GMP (Good Manufacturing Practice), sono
affidate tutte le fasi di analisi e lavorazione del sangue, fino al
congelamento della frazione contenente le preziose cellule staminali da cordone
ombelicale
·
a Stellacure
GmbH è affidata la custodia definitiva delle cellule presso appositi locali
del Centro Emotrasfusionale della Croce Rossa Tedesca di Francoforte
·
alla Croce
Rossa Italiana è affidato il trasporto dedicato del sangue contenente le
preziose cellule staminali da cordone ombelicale, quando non sia disponibile il
servizio speciale della DHL
Il Centro Emotrasfusionale della Croce Rossa in Francoforte opera come Banca Pubblica del Cordone Ombelicale
(ovvero come Banca Allogenica del cordone ombelicale) già dal 1996. Dal 2006, attraverso la società di bancaggio Stellacure GmbH, ha esteso la sua attività anche nel settore delle donazioni autologhe, applicando gli stessi elevatissimi standard qualitativi.
Ciò significa anche che, anche in questo caso, la donazione del sangue ha comunque una valenza sociale poichè una parte dei proventi di tale attività è destinata al finanziamento della Croce Rossa.
Sostegno passo dopo passo
L'iter relativo alla crioconservazione delle cellule staminali da cordone ombelicale per uso autologo è assai complesso anche dal punto di vista burocratico.
Lo staff di Vitafutura provvede ad ogni incombenza in modo che la futura madre non debba preoccuparsi di nulla. Al fine di garantire l'espletamento di tutte le pratiche necessarie al prelievo delle cellule staminali da cordone ombelicale. Inoltre accompagna la futura madre nell'esecuzione dei necessari esami ematici obbligatori.
Si preoccupa, altresì, di consegnare per tempo ai genitori il kit per il trasporto del sangue che contiene le cellule staminali da cordone ombelicale e di spiegarne l'impiego corretto.
L’obiettivo di Vitafutura è quello di poter donare ad ogni madre, che vive in Italia, la certezza di un futuro più sicuro per i propri figli attraverso la crioconservazione delle cellule staminali da cordone ombelicale; credendo nelle potenzialità di un progetto che regali più serenità ad ogni famiglia, nella certezza che la scienza e la tecnologia sapranno offrire possibilità sempre più ampie all'uso terapeutico delle cellule staminali da cordone ombelicale.
Il costo del servizio
La raccolta e la conservazione autologa delle cellule, per i primi 21 anni, ha un costo di circa 2.500 euro, e il rinnovo della conservazione per i cinque anni successivi è di 250 euro. La spesa è giustificata dagli oneri relativi all’espletamento di tutte le pratiche burocratiche, al trasporto, ai costi di lavorazione e al successivo consumo di azoto liquido per la conservazione a bassissima temperatura delle cellule.
Il lavoro di Vitafutura, però,si esplica giornalmente, nel tentativo di far si che ogni madre, indipendentemente dalla condizione economica, possa conservare le cellule staminali da cordone ombelicale del proprio nascituro, realizzando ciò che viene considerato un diritto e, come tale, somma espressione di libertà: il proprio volere, nell'interesse del proprio bambino.
Cari genitori, rivolgendovi a Vitafutura, non correte il rischio che, nel momento del bisogno, le cellule staminali del vostro bambino vengano respinte. Infatti, nel caso di conservazione presso una struttura privata, la facoltà di utilizzare o meno le cellule del cordone è a discrezione del medico. Cosa che non può succedere, invece, se la struttura di conservazione è pubblica. Vista la collaborazione con la Croce Rossa Tedesca (istituto pubblico, anche se in Germania), questo, con Vitafutura non può accadere.
Per maggiori informazioni:
Dott. Guerini
denis.guerini@vitafutura.it
www.vitafutura.it
331/2279650
331/2279650
mercoledì 6 febbraio 2013
Si può facilitare il parto con rimedi naturali?
Nell’ottica di un parto rispettoso e naturale è doveroso prendere in considerazione i piccoli disturbi o le difficoltà, sia fisiche che psicologiche, a cui va incontro la donna prima, durante,ma anche dopo il parto; fasi di trasformazione profonda e emotivamente pregne. Le terapie naturali possono, attraverso i loro influssi energetici, portare beneficio alla partoriente in modo dolce e privo di effetti collaterali, purchè consigliati e prescritti dal proprio medico omeopata che saprà scegliere quelli più adatti alla singola donna. Gli aspetti più rilevanti dei rimedi omeopatici, ovvero la capacità di stimolare le reazioni dell'organismo, la non tossicità nonché la facilità di assunzione e di assimilazione, rendono l'omeopatia terapia d'eccellenza per questa delicata fase della vita della donna. Abbiamo trovato per voi alcuni possibili rimedi:
Caulophyllum 5 CH: 5 granuli in presenza di falsi dolori notturni che si trasmettono agli arti inferiori. Utile quando le contrazioni sono convulse e inefficaci, la cervice molto rigida e non si dilata perché la rende soffice e ne favorisce la dilatazione. Utile anche quando la partoriente è molto stanca e debole e quando è molto sensibile al freddo.
Pulsatilla 7 CH: 5 granuli prima di dormire nelle ultime due settimane di gestazione in caso di posizione podalica del feto; da utilizzare ogni mezz'ora durante il travaglio in caso di assenza di contrazioni efficaci. Quando la donna è scoraggiata, piange, è molto assetata e debole e quando ha bisogno di attenzioni particolari.
Kali carbonicum 30: efficace contro i dolori in zona lombo-sacrale, al sedere e alle cosce. Utile anche quando la partoriente è sudata, debole, ansiosa e irritata, oppure quando ha mal di testa. E un rimedio che va ripetuto frequentemente.
Chamomilla: quando la donna è arrabbiata o molto irritabile, insofferente alle contrazioni o alle visite in travaglio, quando sbraita e agita le mani e vorrebbe picchiare qualcuno. Utile anche quando le contrazioni sembrano spingere il bambino verso l’alto piuttosto che verso il basso o quando la donna soffre di dolori alle cosce.
Cimicifuga: per la partoriente spaventata e disperata, quando non riesce a mantenere l’autocontrollo, non riesce a rilassarsi, è ipercinetica e parla molto. Utile anche quando il dolore delle contrazioni viene percepito più lieve sul fianco sinistro.
Sepia: quando il travaglio è violento, la donna irritabile, facile al pianto o indifferente, ma anche quando prova l’impulso di mordere qualcuno.
Aconite 30: per futuri papà e future mamme molto spaventati in travaglio.
Arnica 30: il rimedio contro lo shock, riduce il dolore e l’infiammazione. Dopo il parto previene le emorragie e l’infiammazione
Arnica 200 CH: un tubo dose prima di andare in ospedale o all'inizio del travaglio e un altro prima del parto, per la sua azione antiemorragica e tranquillizzante
Hypericum 30: promuove il senso di benessere e aiuta a prevenire i danni ai tessuti
Naturm Muriaticum: per i dolori in zona lombo-sacrale, quando la donna si sente inibita, arrabbiata od ostacolata
Gelsenium: contro mal di schiena e debolezza
Nux vomica: quando ogni contrazione dà alla donna la sensazione di fare pipì o il bisogno di
andare di corpo. Il dolore è in zona lombare e il collo uterino è rigido. La donna è ipersensibile e irritata. La contrazioni possono essere insufficienti.
Actea racemosa 9 CH: 5 granuli al dì per ridurre l'ansia e favorire il parto nelle ultime due settimane di gestazione e ogni mezz'ora durante il travaglio
La floriterapia invece, con la sua azione di sblocco sull'energia psichica, può contribuire a rafforzare la personalità e l'autostima della futura mamma.
In particolare:
Mimulus: è il fiore per le paure di eventi noti, particolarmente indicato nelle ultime settimane di gestazione, contro la paura del dolore e del parto
Agrimony: è indicato per le donne che tendono a nascondere le loro paure e preoccupazioni per l'evento ormai prossimo, minimizzandole o lasciandole soffocare
Red Chestnut: è il fiore per le future mamme che concentrano le preoccupazioni sulla salute del feto in modo ossessivo, mettendo da parte le proprie esigenze
Rescue remedy: è il rimedio d'eccellenza per il travaglio ed il parto da utilizzarsi puro, nella dose di 4 gocce sublinguali anche ogni mezz'ora. Provvede affinché il sistema energetico della donna non si disintegri, stimolando l'organismo a reagire in modo positivo e adeguato.
Anche l'agopuntura risulta efficace nella fase di travaglio. L'applicazione di pochi aghi all'inizio delle doglie, non provoca dolore e non limita alcun tipo di movimento alla partoriente. In questo modo accelera la dilatazione del collo dell'utero, attraverso la liberazione di ossitocina, un ormone prodotto dall'ipofisi.
Con l'agopuntura le contrazioni risulteranno più "potenti" ma paradossalmente anche meno dolorose!
Si deve iniziare il trattamento almeno mezz’ora prima del parto. La stimolazione si deve mantenere costante per tutta la durata del parto, fino all'eliminazione della placenta (secondamento). Gli aghi così inseriti non limitano alcun movimento alla donna nè alle manovre del medico o dell'ostetrica. Sembrerà strano ma sdraiarsi sopra gli aghi è assolutamente naturale perché essi sono inseriti parallelamente alla superficie della pelle!
I vantaggi sono tre:
- Il dolore si riduce dell'80% divenendo poco più di un dolore mestruale;
- la paziente collabora meglio perché non si lascia coinvolgere dai dolori;
- la placenta si elimina più facilmente e con scarso sanguinamento.
Se il bambino è podalico
Il tuo bimbo è podalico? Fagli fare la "capriola nella pancia" con l’agopuntura! È un trattamento riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e può avvenire intorno alla 32a settimana. Viene effettuato non tramite aghi, ma con il calore indiretto di un sigaro di foglie di artemisia acceso e avvicinato alla cute. La moxibustione (o moxa) prevede il riscaldamento di un punto situato sul quinto dito del piede della mamma ed è associata all’agopuntura. Può essere praticato se non ci sono controindicazioni (come la presenza di un cordone ombelicale corto) e ha durata variabile secondo i risultati. Grazie alla sua applicazione sono stati evitati molti parti cesarei: il successo dell’intervento consente di affrontare un parto naturale.
Per qualunque terapia o assunzione di rimedi omeopatici si consiglia caldamente di consultare il proprio medico omeopata. Ogni donna è diversa e presenta problemi o esigenze diverse e solo il medico può prescrivere il rimedio e la posologia più indicati!
Se siete interessate a un parto naturale e rispettoso contattate pure le ostetriche che potranno fornirvi tutte le informazioni e indicazioni a riguardo:
tel. 055576043
Fonti:
venerdì 21 settembre 2012
Per il parto fa bene la ginnastica pelvica
Fare ginnastica per i muscoli pelvici in gravidanza abbrevia la durata della fase espulsiva del travaglio: questi i risultati di uno studio norvegese, resi noti dal British Medical Journal.
Comunemente si riteneva che un rafforzamento dei muscoli pelvici potesse essere d'ostacolo per la fase espulsiva del travaglio; lo studio norvegese è stato condotto con lo scopo di verificare questa ipotesi, e ha mostrato che, al contrario, un rafforzamento di questi muscoli sembra ridurre i tempi del secondo stadio del travaglio.
Dallo studio, che ha coinvolto 301 donne, è emerso che, nelle donne che avevano effettuato l'allenamento dei muscoli del pavimento pelvico, un secondo stadio di travaglio prolungato si è verificato più raramente, rispetto alle donne non sottoposte ad allenamento (24% contro 38%).
Vale la pena quindi, durante tutta la gravidanza, effettuare gli esercizi specifici insegnati in molti corsi preparto.
di Francesco Bottaccioli, direttore della Scuola internazionale di medicina avanzata e integrata e di scienze della salute (Simaiss)
Leggi anche:
Comunemente si riteneva che un rafforzamento dei muscoli pelvici potesse essere d'ostacolo per la fase espulsiva del travaglio; lo studio norvegese è stato condotto con lo scopo di verificare questa ipotesi, e ha mostrato che, al contrario, un rafforzamento di questi muscoli sembra ridurre i tempi del secondo stadio del travaglio.
Dallo studio, che ha coinvolto 301 donne, è emerso che, nelle donne che avevano effettuato l'allenamento dei muscoli del pavimento pelvico, un secondo stadio di travaglio prolungato si è verificato più raramente, rispetto alle donne non sottoposte ad allenamento (24% contro 38%).
Vale la pena quindi, durante tutta la gravidanza, effettuare gli esercizi specifici insegnati in molti corsi preparto.
di Francesco Bottaccioli, direttore della Scuola internazionale di medicina avanzata e integrata e di scienze della salute (Simaiss)
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Parto e Allattamento,
Procreazione e Gravidanza
lunedì 18 giugno 2012
Nelle grandi città il 30% in più di parti prematuri
Secondo ultime ricerche pubblicate nell'Environmental Health Journal,
donne in dolce attesa che abitano nelle grandi città hanno un
terzo di probabilità in più di partorire prematuramente a
causa dell'inquinamento.
I fumi del traffico sono i maggiori colpevoli. La maggior parte è
formata da sottoprodotti del petrolio definiti idrocarburi policiclici
aromatici, che aumentano il
rischio di parto prematuro del 30%.
Il nitrato d'ammonio, derivante dall'industria e
dall'agricoltura, aumenta il rischio di un quinto (21%),
mentre il benzene, una sostanza petrolchimica, e i fumi di
gasolio l'aumentano del 10%.
I ricercatori hanno anche notato che la concentrazione di sostanze
inquinanti risulta essere maggiore nei mesi invernali,
rispetto a quelli estivi e nelle zone interne, rispetto a
quelle costiere, che presentano un'aria più pulita.
L'autrice dello studio, la Dr.ssa Beate Ritz afferma: "
L'inquinamento dell'aria è associato a basso peso alla nascita e
parto prematuro. I nostri risultati indicano gli idrocarburi
policiclici aromatici come i maggiori colpevoli, ma anche le
particelle di nitrato d'ammonio hanno un peso negativo influente
sulla salute nel periodo prenatale".
Fonte: Daily Mail
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domenica 3 giugno 2012
Delfini: per una nascita meravigliosa
Per qualche ragione sconosciuta i delfini sono attratti dalle donne incinte e dai bambini e risultano essere degli ottimi ostetrici. Grazie alla frequenza dei suoni che emettono, rilassano profondamente la partoriente e, come degli ecografi viventi, riescono a "vedere" il bambino e a farlo venire al mondo senza paura nè dolore.
Partorire con i delfini può sembrare
strano, ma questa pratica si accomuna perfettamente alla nuova
generazione di bambini straordinari che sta nascendo negli ultimi tempi.
E' documentato che i bambini che
nascono con i delfini hanno capacità straordinarie, con un QI
maggiore di 150, un'emotività estremamente stabile e una struttura
fisica molto forte.
Il film documentario "Le PremierCri" (Il Primo Pianto) inizia con una toccante scena di parto in
acqua sotto la supervisione di un delfino. Gustatevela e condividete la meraviglia!
Immagine:
"New Born" di Jean Luc Bozzoli
http://www.jeanlucbozzoli.com/
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Consapevolezza al femminile,
Parto e Allattamento
giovedì 26 maggio 2011
giovedì 12 maggio 2011
Il Progesterone Naturale riduce della metà il rischio di parto pretermine
Secondo uno nuovo studio pubblicato sull’Ultrasound in Obstetrics ang Gynecology Journal, l’assunzione di progesterone naturale in crema, da parte di alcune donne, ridurrebbe della metà il rischio di parto prematuro. Si pensa che, donne in gravidanza che presentano una particolare condizione di cervice uterina corta, siano carenti in progesterone, un ormone essenziale necessario allo sviluppo di bambini sani. Con l’integrazione, quindi, di progesterone naturale in gel, queste donne si possono assicurare una gravidanza sana.
Nello studio, la Dott.ssa Sonia S. Hassan e il suo team del National Institutes of Health (NIH) ha somministrato a 458 donne in gravidanza o una dose giornaliera di progesterone per via vaginale, o una dose giornaliera di placebo in gel, durante il secondo e terzo trimestre. Mentre il 16% di quelle con placebo hanno avuto un parto prima della 33esima settimana, solo l’8,9% di quelle con progesterone naturale, hanno partorito prematuramente.
Oltre a ridurre i tassi di parti pretermine, è stato dimostrato che il progesterone naturale in gel riduce anche i tassi di Sindrome da Distress Respiratorio (RDS), un disturbo respiratorio correlato ai parti pretermine. Le donne hanno notato una riduzione di RDS in loro stesse, ma anche nei loro bambini. I bambini, le cui madri non hanno assunto progesterone durante la gravidanza, rischiavano di soffrire di RDS tre volte in più rispetto a quelli le cui madri l’hanno assunto.
“Lo studio…offre speranza alle donne, alle famiglie e ai bambini” afferma Roberto Romero, capo della sezione di ricerca perinatale al NIH”. Nel mondo sono 12 milioni all’anno i bambini nati pretermine e le conseguenze sono spesso tragiche. Il nostro studio clinico dimostra chiaramente che è possibile identificare le donne a rischio e ridurre i tassi di parti prematuri del 50%, semplicemente trattando le donne che presentano una cervice corta con del progesterone naturale”.
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lunedì 17 gennaio 2011
"Allattamento: quando smettere?"
...E' questo il titolo di un articolo pubblicato sulla rivista "Cucina Naturale" di dicembre. Ve lo riportiamo a titolo informativo.
"Nascere con un parto naturale ed essere allatati al seno è certamente una splendida assicurazione sulla vita. Consente la formazione di un'equilibrata flora itestinale la quale addestrerà il sistema immunitario a diventare efficiente nella lotta contro i patogeni e tollerante verso i tessuti dell'organismo. Infatti, con il latte, la mamma passa non solo le proprie sostanze antimicrobiche, ma anche parte della propria flora batterica che va a colonizzare l'intestino del bambino creando così non solo le armi per combattere contro i patogeni ma anche le istruzioni per costruirle in proprio.
Ma per quanto tempo bisogna allattare al seno? La medicina degli scorsi decenni, anche per diretto effetto della vasta opera di corruzione realizzata dalle industrie produttrici di latte artificiale, diceva: fino ai tre mesi. Recentemente questa interessata bestialità è stata corretta, ma il limite temporale dell'allattamento al seno non è stato indicato. Viene in soccorso uno studio, pubblicato su Journal of Nutrition, realizzato in Finlandia, con risultati davvero interessanti. Andando a studiare un vasto campione di adulti e ricostruendo i tempi del loro allattamento al seno, si è visto che essere allattati meno di due mesi comporta da adulti un eccesso di peso e di grasso corporeo. Ma anche essere allattati per più di otto mesi produce un incremento dello stesso rischio. I riercatori spiegano facilmente i danni del poco latte, ma come spiegare gli effetti negativi del "troppo"? A loro avviso, dipenderebbe dall'interferenza degli ormoni materni, passati con il latte, sugli ormoni del bambino e in particolare su quelli tiroidei che presiedono all'efficienza del metabolismo. Insomma allattare troppo a lungo produrrebbe un ipotiroidismo latente nel bambino e poi nell'adulto con conseguente sovrappeso."
Fonte:
- Cucina Naturale, dicembre 2010
- http://jn.nutrition.org/
"Nascere con un parto naturale ed essere allatati al seno è certamente una splendida assicurazione sulla vita. Consente la formazione di un'equilibrata flora itestinale la quale addestrerà il sistema immunitario a diventare efficiente nella lotta contro i patogeni e tollerante verso i tessuti dell'organismo. Infatti, con il latte, la mamma passa non solo le proprie sostanze antimicrobiche, ma anche parte della propria flora batterica che va a colonizzare l'intestino del bambino creando così non solo le armi per combattere contro i patogeni ma anche le istruzioni per costruirle in proprio.
Ma per quanto tempo bisogna allattare al seno? La medicina degli scorsi decenni, anche per diretto effetto della vasta opera di corruzione realizzata dalle industrie produttrici di latte artificiale, diceva: fino ai tre mesi. Recentemente questa interessata bestialità è stata corretta, ma il limite temporale dell'allattamento al seno non è stato indicato. Viene in soccorso uno studio, pubblicato su Journal of Nutrition, realizzato in Finlandia, con risultati davvero interessanti. Andando a studiare un vasto campione di adulti e ricostruendo i tempi del loro allattamento al seno, si è visto che essere allattati meno di due mesi comporta da adulti un eccesso di peso e di grasso corporeo. Ma anche essere allattati per più di otto mesi produce un incremento dello stesso rischio. I riercatori spiegano facilmente i danni del poco latte, ma come spiegare gli effetti negativi del "troppo"? A loro avviso, dipenderebbe dall'interferenza degli ormoni materni, passati con il latte, sugli ormoni del bambino e in particolare su quelli tiroidei che presiedono all'efficienza del metabolismo. Insomma allattare troppo a lungo produrrebbe un ipotiroidismo latente nel bambino e poi nell'adulto con conseguente sovrappeso."
Fonte:
- Cucina Naturale, dicembre 2010
- http://jn.nutrition.org/
lunedì 29 novembre 2010
Banditi i biberon al BPA
Dopo anni di battaglie di ambientalisti e consumatori il 25 novembre scorso l'Unione Europea ha messo al bando i biberon al Bisfenolo A. I 27 paesi dell'Unione "sono arrivati ad un accordo su una proposta di direttiva della Commissione europea che proibisce il bisfenolo A nei biberon" ha reso noto l'esecutivo Ue. Un accordo sofferto che ha visto coinvolti i servizi della Commissione, l'Efsa, gli Stati membri e i rappresentanti dell'industria. I biberon al Bisfenolo A non potranno più essere prodotti in Europa a partire dal 1 marzo 2011, mentre dal 1 giugno non potranno più essere commercializzati né importati. Non si potranno vendere i biberon di plastica trasparente in cui non sarà presente la scritta "bisfenolo free", ovvero molti di quelli attualmente in commercio.
Nonostante il bisfenolo A fosse ritenuto dannoso per la salute già negli anni Trenta, solo oggi arriva il divieto assoluto di utilizzo. In base a nuovi studi, secondo quanto dichiarato da John Dalli, commissario europeo alla salute e alle Politiche dei consumatori, il bisfenolo “potrebbe avere ripercussioni sullo sviluppo cerebrale, sul sistema immunitario e sulla predisposizione ai tumori” in particolare alle mammelle per le donne, mentre per gli uomini malattie sessuali e sterilità. Si tratta di una sostanza organica, amata dall'industria, che si presenta come un ormone sintetico che imita gli estrogeni femminili, e che una volta ingerito può interagire con il sistema ormonale già presente.
Il bisfenolo è presente non solo nelle plastiche come il policarbonato – il materiale con cui sono prodotti buona parte dei biberon – ma anche nelle vernici che stanno all'interno delle lattine e in imballaggi utilizzati per la conservazione di prodotti alimentari, bevande e prodotti farmaceutici. Nonostante i dubbi e nonostante nel 1996 la Commissione europea classificò la molecola come una sostanza dai “preoccupanti effetti” sulla salute umana, l'Efsa non aveva disposto alcuna revisione sul limite di assunzione di bisfenolo A rimasto a 0,05 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo.
A vietare l'uso della dubbiosa molecola sono stati per primi Canada, Stati Uniti, Australia e alcuni paesi europei, in particolare Danimarca e Spagna. Adesso si sono accodati, per fortuna, gli altri Paesi membri dell'Ue. Il WWF ha commentato positivamente questa decisione rilanciando però l'invito per un’ulteriore azione da parte dell’Unione Europea. “Si tratta di un passo sicuramente importante per la legislazione europea in difesa della salute dell’uomo e dell’ambiente; crediamo però – commenta Eva Alessi del WWF Italia – che la Commissione europea debba ora puntare verso misure più restrittive e allargare il divieto a tutti i materiali a contatto con gli alimenti, in primis i rivestimenti, e infine a tutti gli altri prodotti rilevanti per l'esposizione umana e ambientale”.
Anche Greenpeace commenta soddisfatta la messa al bando della sostanza imputata. “La decisione dell’Unione europea di proibire la produzione di biberon contenenti BPA dal prossimo marzo – sostiene Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace – è una vittoria per i nostri bambini in primis. Attendiamo a questo punto che dal primo giugno venga vietata la commercializzazione e l’importazione dei biberon in policarbonato”. “Sostanze così pericolose non dovrebbero essere utilizzate nemmeno nei prodotti destinati agli adulti. Ogni giorno siamo esposti a un cocktail di composti chimici da cui non possiamo difenderci – conclude Polidori – se non con un’attenta e assoluta prevenzione nel loro utilizzo”.
Una lista dei prodotti realizzati senza Bpa si trova sul sito www.babygreen.it
Nonostante il bisfenolo A fosse ritenuto dannoso per la salute già negli anni Trenta, solo oggi arriva il divieto assoluto di utilizzo. In base a nuovi studi, secondo quanto dichiarato da John Dalli, commissario europeo alla salute e alle Politiche dei consumatori, il bisfenolo “potrebbe avere ripercussioni sullo sviluppo cerebrale, sul sistema immunitario e sulla predisposizione ai tumori” in particolare alle mammelle per le donne, mentre per gli uomini malattie sessuali e sterilità. Si tratta di una sostanza organica, amata dall'industria, che si presenta come un ormone sintetico che imita gli estrogeni femminili, e che una volta ingerito può interagire con il sistema ormonale già presente.
Il bisfenolo è presente non solo nelle plastiche come il policarbonato – il materiale con cui sono prodotti buona parte dei biberon – ma anche nelle vernici che stanno all'interno delle lattine e in imballaggi utilizzati per la conservazione di prodotti alimentari, bevande e prodotti farmaceutici. Nonostante i dubbi e nonostante nel 1996 la Commissione europea classificò la molecola come una sostanza dai “preoccupanti effetti” sulla salute umana, l'Efsa non aveva disposto alcuna revisione sul limite di assunzione di bisfenolo A rimasto a 0,05 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo.
A vietare l'uso della dubbiosa molecola sono stati per primi Canada, Stati Uniti, Australia e alcuni paesi europei, in particolare Danimarca e Spagna. Adesso si sono accodati, per fortuna, gli altri Paesi membri dell'Ue. Il WWF ha commentato positivamente questa decisione rilanciando però l'invito per un’ulteriore azione da parte dell’Unione Europea. “Si tratta di un passo sicuramente importante per la legislazione europea in difesa della salute dell’uomo e dell’ambiente; crediamo però – commenta Eva Alessi del WWF Italia – che la Commissione europea debba ora puntare verso misure più restrittive e allargare il divieto a tutti i materiali a contatto con gli alimenti, in primis i rivestimenti, e infine a tutti gli altri prodotti rilevanti per l'esposizione umana e ambientale”.
Anche Greenpeace commenta soddisfatta la messa al bando della sostanza imputata. “La decisione dell’Unione europea di proibire la produzione di biberon contenenti BPA dal prossimo marzo – sostiene Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace – è una vittoria per i nostri bambini in primis. Attendiamo a questo punto che dal primo giugno venga vietata la commercializzazione e l’importazione dei biberon in policarbonato”. “Sostanze così pericolose non dovrebbero essere utilizzate nemmeno nei prodotti destinati agli adulti. Ogni giorno siamo esposti a un cocktail di composti chimici da cui non possiamo difenderci – conclude Polidori – se non con un’attenta e assoluta prevenzione nel loro utilizzo”.
Una lista dei prodotti realizzati senza Bpa si trova sul sito www.babygreen.it
Fonte: http://www.ilcambiamento.it/
venerdì 19 novembre 2010
Il latte artificiale fa ingrassare i bambini
Una ricerca pubblicata di recente sull’American Journal of Clinical Nutrition, ha presentato un ulteriore punto a sfavore del latte artificiale. La ricerca dimostra che il consumo da parte dei bambini di prodotti artificiali può causare obesità nella tarda infanzia.
Gli scienziati britannici hanno scoperto che la massa grassa dei bambini dai 5 agli 8 anni a cui veniva somministrato il latte artificiale è di 22-38% maggiore di quella dei coetanei che sono stati allattati al seno. La possibile causa è il maggior numero di calorie in età precoce, che porterebbe ad un’alterazione del metabolismo.
Lo studio è stato guidato da Atul Singhal, professore dell’University Collegge di Londra, che afferma: “ Lo studio supporta l’allattamento al seno, in quanto un bambino allattato al seno non rischia di essere sovralimentato”.
Un aspetto che il professore non ha discusso riguarda l’equilibrio batterico nell’intestino del neonato. Importante per la digestione e il sistema immunitario, la giusta diversità batterica risulta importante per la produzione di acidi grassi a catena corta che aumentano la sensibilità all’insulina. La flora intestinale, comprendente più di 100 specie differenti di microrganismi, e dal peso di 1.5 kg, è stata definita come un “organo microbico” ed esplica una larga serie di trasformazioni chimiche, cruciali per il funzionamento normale del fegato e degli altri organi.
Anche se l’esatto meccanismo deve ancora essere confermato, l’aspetto più importante della ricerca è che una dieta alterata nei primi anni di vita potrebbe aumentare la percentuale di obesità nell’arco dell’intera vita di un individuo. Precedenti ricerche hanno confermato che il 20% dell’obesità adulta è correlata alla sovralimentazione e all’aumento di peso nell’infanzia.
L’obesità infantile è diventata uno dei maggiori problemi di sanità pubblica in tutte le nazioni industrializzate. In America, il numero di bambini obesi è triplicato dal 1980 al 2000. I medici si sono resi conto dei costi medici che l’obesità comporta, quando questi bambini raggiungono l’età adulta. Il rischio di diabete, ipertensione, disturbi cardiaci, aumenta con l’obesità. Fattori ambientali, dietetici e psicologici possono avere un ruolo importante, e ora sappiamo che anche il latte artificiale gioca un ruolo non trascurabile.
In ogni caso, lo studio conferma i benefici dell’allattamento al seno, nel lungo periodo. In Gran Bretagna, il 75% dei bambini dai 4 mesi assume il latte artificiale. Janet Fyle del Royal College of Midwives afferma:” Il Regno Unito deve imparare a considerare l’allattamento al seno un processo naturale, e deve discostarsi da pregiudizi negativi e ormai datati collegati ad esso”.
Fonti:
venerdì 12 novembre 2010
Niente uomini in sala parto
La presenza in sala parto del futuro papà è fortemente sconsigliata. La teoria è del professor Michel Odent, ginecologo francese con cinquant'anni d'esperienza. Secondo Odent la partecipazione dei padri aumenterebbe la possibilità che il parto diventi lungo, doloroso e difficile. In alcuni casi proprio gli uomini sarebbero a tal punto "fonti di agitazione" da dover ricorrere al cesareo. Odent sconsiglia anche infermieri e dottori maschi.
Si rischia la "mascolinizzazione dell'ambiente di nascita". Gli uomini insomma creano ansia alle compagne impegnate nel parto, di conseguenza la produzione di adrenalina aumenta ostacolando quella di ossiticina e le contrazioni si fanno più complicate. Così Odent ha spiegato la sua teoria all'Observer. Per le gestanti serve un luogo poco affollato e silenzioso in cui sentirsi in intimità.
Negli ultimi anni sono aumentate le mamme che non gradiscono i loro uomini in sala parto. Meglio un'amica o la sorella piuttosto che un partner che magari rischia di sentirsi male nel momento cruciale. Secondo Odent, come riporta Il Giornale, bisogna osservare gli animali femmine che per partorire d'istinto si ritirano nella tana.
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