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mercoledì 30 aprile 2014

venerdì 22 novembre 2013

lunedì 12 agosto 2013

giovedì 27 dicembre 2012

L'Ovaio Policistico


--> L'Ovaio Policistico

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sabato 3 novembre 2012

Ovaio Policistico: Intervista al Dott. Vincenzo Primitivo

Abbiamo interpellato il Dott. Vincenzo Primitivo, Medico Chirurgo esperto di Medicina Naturale, per avere un parere sui possibili approcci terapeutici per combattere all’origine il disturbo dell’ovaio policistico.

Qual è la sua specializzazione?

La mia specializzazione è esclusivamente in medicina complementare. Quindi, dopo la laurea in Medicina, ho subito approfondito gli studi di omeopatia, agopuntura, cromopuntura e di tutta la specializzazione legata alla medicina naturale. Faccio questo da quando lavoro.

Come mai ha scelto questo orientamento?

Ho scelto questo orientamento per tutta una serie di buoni motivi. Principalmente perché, anche quando ero in Medicina, ero in Psichiatria, quindi comunque avevo un approccio molto legato a cercare di capire le cause emotive, psicologiche dei disturbi dei pazienti, il che mi ha portato, nella pratica clinica attuale, a cercare di capire quali siano le cause della malattia; infatti l’obiettivo fondamentale per chi, come me, fa questo lavoro è cercare di capire quali siano le cause che sottendono la malattia, che si nascondono dietro alla malattia; non limitarsi, quindi, solo a palliare, a trattare i sintomi ma cercare di lavorare sul perché.

Parliamo di ovaio policistico. Lei, nella sua pratica, ha a che fare con donne che presentano questo disturbo?

L’ovaio policistico è diventato un disturbo particolarmente frequente, e ci fa capire tutta una serie di cose. La prima cosa da fare, in questo caso, è quella di regolare l’equilibrio ormonale delle nostre pazienti. Chiaramente, non attraverso una terapia di tipo farmacologico, ma attraverso un riequilibro generale dell’organismo.

Di solito, però, per questo disturbo viene prescritta la pillola…

La pillola è l’unica terapia. Che si allontana, però, dallo trattare la causa principale del disturbo. Si limita a fare una regolazione coatta, dall’esterno, senza andare a toccare i nuclei che, indebolendosi sviluppano il disturbo che va ad affliggere la donna.

Possiamo dire che le ovaie, per antonomasia, rappresentino la femminilità. Infatti, assieme all’utero, sono quello che più di femminile c’è nella donna. Affezioni al livello delle ovaie, come il disturbo dell’ovaio policistico, hanno a che fare con disagi emotivi profondi e, in genere, a situazioni legate a paure vecchie, antiche, e a vecchi disagi.

I cinesi lo spiegano bene. Infatti, secondo la medicina tradizionale cinese, le ovaie sono collegate ai reni, che sono i depositari dell’energia primaria sessuale e dell’energia più profonda della persona. Nella nostra terapia, quindi, lavoriamo su tre punti: sul ripristino della salute e dell’equilibrio dei reni, sull’aspetto emotivo delle paure inconsce e sulla regolazione del sistema endocrino. Ma non lo facciamo con farmaci tradizionali, bensì con tecniche come l’agopuntura, la cromopuntura, l’omeopatia che, oltre a curare l’aspetto prettamente fisico, lavorano anche sul piano emotivo e spirituale.

Un approccio olistico quindi, anche energetico, che va a lavorare sull’asse corpo-mente?

Non si può prescindere dal collegamento corpo-mente. Una terapia che cura solo il disturbo fisico è una terapia monca. Un indebolimento energetico si rispecchia sempre in un disagio sia fisico che emotivo, ed è il nucleo principale sul quale bisogna lavorare, con terapie adeguate.

Ringraziamo il Dott. Primitivo per la sua collaborazione e ci auguriamo di poterlo ospitare ancora nella nostra rubrica.

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venerdì 28 settembre 2012

Endometriosi: il sacrificio del femminile

L’Endometriosi è una condizione misteriosa e sempre più diffusa. Il tessuto che forma lo strato interno dell’utero, l’endometrio, si sviluppa normalmente dentro la cavità uterina (e, il suo sfaldamento, è responsabile del ciclo mestruale mensile). Per qualche motivo, nell’endometriosi, questo tessuto si sviluppa anche in altre aree della pelvi e talvolta persino all’esterno (esistono casi documentati di endometriosi polmonari e persino cerebrale). La localizzazione più comune è negli organi pelvici o nella membrana che circonda la cavità pelvica, talvolta nell’intestino.
In alcuni casi, l’endometriosi è associata a infertilità e dolore pelvico.

L’endometriosi è collegata alla dieta e a un blocco dell’energia pelvica. E’ la malattia della rivalità. Quando i bisogni emotivi di una donna entrano in conflitto con le richieste del mondo esterno, l’endometriosi è uno dei mezzi attraverso i quali il corpo chiede alla donna di affrontare il problema.

La malattia delle donne in carriera

Le donne sono entrate a far parte del mondo tradizionalmente maschile della competizione e del lavoro e molte di loro non ricevono un sostegno adeguato in famiglia. Altre hanno abbandonato persino l’idea di rivendicare le loro necessità emotive. La stragrande maggioranza delle pazienti affette da endometriosi si addossa carichi di lavoro strabilianti. Sono donne che raramente si concedono una sosta e altrettanto raramente sono in sintonia con i loro bisogni e desideri più profondi. Il fatto che un numero così alto di donne soffra di questo disturbo è in perfetto accordo con il momento storico presente.
Un analista junghiano ha definito l’endometriosi “un sacrificio di sangue alla Dea”. E’ il tentativo, messo in atto dal corpo, di non farci dimenticare la nostra femminilità, il nostro bisogno di cure, il nostro legame con le altre donne.

I sintomi dell’endometriosi

L’endometriosi è classicamente associata al dolore pelvico, a cicli mestruali anomali e sterilità. Questi sintomi variano in misura notevole da un caso all’altro.
L’area più comune in cui si attesta l’endometriosi è quella tra utero e retto, il cosiddetto spazio rettouterino. L’endometriosi in quest’area può causare dolore durante i rapporti sessuali, pressione rettale e dolore associato ai movimenti intestinali in prossimità del ciclo.

L’endometriosi della cavità pelvica può essere diagnosticata in modo decisivo solo per via laparoscopica. In rari casi può essere individuata durante una visita ginecologica se le lesioni endometriali sono presenti sul collo dell’utero, nella vagina o nella vulva.

La teoria embriogenetica dell’endometriosi e le cause ambientali

Alcuni studi ritengono che l’endometriosi sia presente in un certa misura in tutte le donne.

Nel 2009 un gruppo di ricerca dell’Università di Napoli ha dimostrato, per la prima volta in maniera scientifica, la validità della teoria embriogenetica per la causa dell’endometriosi, determinata, cioè,  dalla presenza di tessuto endometriale al di fuori dell’utero,  per colpa di  un minimo difetto nella formazione dell’apparato genitale, durante la gestazione.

Tuttavia, il potenziale genetico dell’endometriosi si manifesta solo se favorito dall’ambiente e da atteggiamenti insani. La tipica dieta occidentale, ad esempio, contribuisce all’endometriosi negli individui predisposti. In particolare, il consumo elevato di latticini è associato a un inasprimento del dolore.

Tra le principali cause della malattia ritroviamo anche l’inquinamento chimico. Fattori inquinanti come gli Endocrine Disruptors (Disgregatori Endocrini), presenti in alcuni luoghi di lavoro, sono infatti tra gli elementi scatenanti della malattia: dai farmaci ai pesticidi, dai plastificanti fino alle sostanze di origine industriale. Il Bisfenolo A (BPA – presente in moltissimi contenitori di plastica) è uno tra i principali responsabili dei meccanismi che inducono tale difetto organo genetico.

Malattia come rifiuto di Sé

Se tutte noi soffriamo potenzialmente di tale disturbo, perché soltanto alcune sviluppano i sintomi? Al momento, la medicina ufficiale non offre risposte. Spetta a noi decifrare, caso per caso, quello che i sintomi vogliono comunicare.

L’endometriosi è stata chiaramente associata a una minore possibilità di fecondazione dell’ovulo. L’esperienza clinica con donne sterili e affette da endometriosi dimostra chiaramente che, a livello inconscio, queste donne nutrono sentimenti ambivalenti verso la gravidanza. La loro mente la desidera ma il loro cuore non è altrettanto certo.

L’intima interazione tra pensieri, emozioni e difese immunitarie rappresenta la chiave interpretativa del messaggio trasmesso dall’endometriosi alla singola donna. Gli studi condotti sul sistema immunitario di pazienti con endometriosi sintomatica dimostrano che spesso in queste donne sono presenti anticorpi che attaccano i tessuti sani, come nelle malattie autoimmuni che la scienza medica non riesce né a comprendere bene né a “curare” nel senso convenzionale del termine.

Ma che cosa avviene quando il sistema immunitario trasmette ordini autodistruttivi? Il significato profondo di tale fenomeno è il rifiuto di sé. Per guarire è necessario comprendere il messaggio che la mente invia attraverso il sistema immunitario.


Fonti:
  • C. Northrup, “Guida Medica da Donna a Donna”, 2000, Red Edizioni
  • Diagnosi & Terapia, Marzo 2012
Leggi anche:

Endometriosi: retroscena genealogico e psicosomatico - Intervista al Dott. Primitivo

Che cos'è l'endometriosi? Qual'è la definizione medica di questo disturbo? 

L'endometriosi è una patologia abbastanza importante del nostro sistema ed è, fondamentalmente, caratterizzata dalla presenza di tessuto uterino (l'endometrio, appunto, la parte interna della cavità uterina) in altre sedi.
Generalmente, le sedi più frequenti rimangono in ambito pelvico. Quindi possiamo trovare presenza di tessuto endometriosico (uterino) a livello della zona delle ovaie, della vagina, delle tube, anche se è possibile ritrovarlo in sedi extrapelviche, soprattutto a livello intestinale. E' molto raro, ma si può trovare anche a livello delle coane (cavità) nasali. 

Esistono dei sintomi o segnali - fisici e/o emotivi - che possono portare al sospetto che una donna soffra di endometriosi, a prescindere dagli esami medici (visita ginecologica, laparoscopia ecc.)

Sì, esistono e sono anche abbastanza caratteristici.
Il sintomo principale è sicuramente il dolore. In termini medici si definisce come Dolore Infiammatorio Pelvico Cronico (Chronic Pelvic Inflammatory Disease) che si presenta soprattutto durante il ciclo mestruale, ma anche durante l'ovulazione.
Il sintomo per il quale, però, più spesso vengono a rivolgersi alla nostra osservazione le pazienti è la dispareunia, il dolore durante il rapporto sessuale che è presente fino al 70% dei casi. 

Un ulteriore sintomo accessorio è l'infertilità, per cui ogni qualvolta ci troviamo di fronte a persone con difficoltà a riprodursi, la presenza di endometriosi è qualcosa che dobbiamo andare a scartare .
Considerando il fatto che il tessuto endometriosico si può ritrovare anche nella vescica e nell'intestino, possono essere presenti delle cistiti fastidiose o la sindrome del colon irritabile.

Nell'alveo dell'aspetto psicologico di questa patologia l'irritabilità del colon di per sè produce tutta una serie di sintomi emotivi accessori. Nervosismo, stato di costrizione e di insoddisfazione profonda sono abbastanza caratteristici.
Inoltre, se l'endometriosi è legata all'aspetto mestruale, possono essere presenti tutti i sintomi della sindrome premestruale. Quindi si va dall'estrema tensione nervosa a stati di vera e propria depressione.

Che cos'è realmente l'endometriosi? Perchè è in aumento negli ultimi anni?

Come al solito per comprendere quale sia la reale natura di un sintomo dobbiamo comprendere che il nostro corpo non funziona secondo logiche di causa effetto (e mi riferisco ai livelli di funzionamento profondi del corpo stesso) ma lavora per analogia. Il cervello non distingue tra reale, immaginario e simbolico e spesso la malattia non è altro che una risposta di sopravvivenza da parte del cervello. Ragionare per analogia significa andare a comprendere quali sono le analogie tra gli organi, i sintomi, e gli aspetti della vita reale.

Sappiamo che l'utero è rappresentativo dell'ambito domestico, della nostra Casa. Quindi, se abbiamo tessuto uterino al di fuori della sua sede naturale è come se il nostro organismo, attraverso l'endometriosi ci dicesse che la nostra casa è altrove. Infatti, generalmente, ritroviamo nella storia delle paziente sofferenti di questo disturbo frequenti situazioni di trasloco, di emigrazione; spesso queste pazienti sono figlie di profughi o di rifugiati.
Ed è uno sforzo, un anelito che il nostro corpo produce per ricongiungersi con quella che è la sua casa originaria. E' questo, probabilmente, l'aspetto più importante che caratterizza questo disturbo.

Altrettanto frequente, l'endometriosi, la si ritrova in pazienti figlie di donne che hanno vissuto una gravidanza con una connotazione psicologica, un aspetto emotivo legato al fatto che ritenessero la loro casa poco accogliente, sia da un punto di vista proprio pratico (una casa estremamente piccola, ad esempio) sia da un punto di prospettive di vita.
E' come se la mamma stesse trasmettendo alla bambina messaggi come : "la casa che ti andrò a dare non soddisferà le tue aspettative...", "non sono soddisfatta delle risorse che ti andrò a fornire...", soprattutto in ambiente domestico.

Un ulteriore aspetto abbastanza frequente, e che ricopre quasi la maggior parte dei retroscena dell'endometriosi, è legato a quelle mamme che, partorendo, sanno già che dovranno distaccarsi precocemente dai figli, molto probabilmente per esigenze lavorative, inserendoli al nido o lasciandoli dai nonni, portandoli, quindi, "via di casa". La presenza di endometriosi nelle loro figlie è una richiesta, un grido di attenzione che è come se dicesse: "mamma riportami a casa...".

L'improvviso aumento di queste sindromi endometriosiche, - a parte essere legato al fatto che, chiaramente, la diagnosi clinica negli ultimi tempi è andata via via migliorando, e quindi risulta più semplice rilevare la malattia - è soprattutto legata a quest'ultimo nostro periodo storico (parlo degli ultimi 20 anni).
Infatti son sempre di più le mamme che mettono al mondo dei figli in una situazione economica o ambientale quanto meno pericolosa, dubbia o incerta, il chè risulta favorevole allo sviluppo del disturbo per i motivi indicati sopra.

Qual'è il vostro approccio terapeutico nella cura dell'endometriosi?

L'approccio è, come al solito, doppio. Dopo aver fatto una corretta anamnesi e, quindi, dopo aver individuato le chiare cause da un punto di vista del retroscena emotivo, la terapia si basa, innanzitutto, sulla presa di coscienza nelle pazienti.
Ciò significa anche capire che, se il proprio figlio nasce in una casa non accogliente, sarà comunque ben voluto, ben accetto. Non sono nè le condizioni economiche, nè le condizioni legate alle prospettive e alle speranze future quelle che fanno la differenza nell'educazione di un figlio.
La presa di coscienza, generalmente, fa già il 50% della cura.

Il resto – ed è forse la parte più importante, quella in cui riusciamo meglio - è l'utilizzo del colore. Il colore ha una ben precisa frequenza di vibrazione, è informazione, pura energia curativa sui punti specifici presenti lungo il corpo, che sono direttamente collegati alla zona dell'utero.
Quindi, se l'utero non funziona particolarmente bene e questo provoca endometriosi, l'uso del colore è straordinario nel riportarlo ad un corretto funzionamento, annullando e cancellando quelli che sono i disagi emotivi che portano all'insorgenza del disturbo.

Quali aspetti deve prendere in considerazione una donna che soffre di endometriosi? Quali passi deve intraprendere verso la cura?

Come al solito è necessario evitare di utilizzare un unico paramentro di ragionamento clinico, ma pensare che dietro alla malattia – che è importante trattare anche farmacologicamente, nelle forme più gravi – ci sia sempre un retroscena che deve essere affrontato. Perchè ogni malattia riconosce un retroscena.
E' utile, quindi, avvicinarsi a medici e terapeuti che abbiano una formazione professionale che permetta loro di riconoscere e decodificare il significato reale della malattia. E ciò rappresenta già la metà della cura. 


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mercoledì 19 settembre 2012

domenica 2 settembre 2012

Sindrome Premestruale: il ruolo di Lui


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mercoledì 29 agosto 2012

Un'alterazione del ciclo mestruale è quasi sempre legata a conflitti familiari

Un'alterazione del ciclo è quasi sempre legata a problemi familiari: "il sangue è la famiglia" sostiene Caroline Myss. "Mi è stato riferito il caso di tre sorelle" aggiunge Christiane Northrup "residenti in regioni diverse degli Stati Uniti, che saltarono tutte un ciclo quando una quarta sorella ebbe un aborto spontaneo; nessuna di loro era a conoscenza di quello che avevano vissuto le altre e la coincidenza emerse solo durante la successiva riunione familiare. 

Una delle mie pazienti, la quale aveva avuto l'ultima mestruazione a cinquantadue anni e stava attraversando una menopausa classica, con vampate ed esami di laboratorio che confermavano il cambiamento in atto nella sua vita, ebbe un ciclo assolutamente regolare subito dopo la morte della madre. Quando le mestruazioni si ripresentano in una donna in menopausa, chiedo sempre alla paziente che cosa sta accadendo a lei e alla sua famiglia. Spesso, un evento familiare di grande rilevanza emotiva precede di poco la comparsa delle mestruazioni".

Il sangue mestruale, in special modo quando si presenta inaspettatamente, è un messaggio che veicola una qualche forma di saggezza. C. Myss sottolinea che la maggior parte dei problemi mestruali nasce da uno squilibrio tra un eccesso di emozioni e una quantità di energia mentale e intellettuale insufficiente per controbilanciarle. Le anomalie del ciclo, osserva l'autrice, sono esacerbate quando una donna interiorizza messaggi contraddittori provenienti dalla famiglia o dalla società riguardo ai propri desideri sessuali e al piacere. Per esempio, una donna potrebbe andare in cerca del piacere e sentirsi in colpa per questo o essere incapace di esprimere in modo diretto ciò che desidera. Tale genere di conflitto interiore spesso sfugge alla coscienza.

La maggior parte dei medici ha avuto modo di osservare il profondo effetto che la psiche esercita sul ciclo mestruale. Nel 1949, S. Zuckerman riconosceva che il disagio emotivo poteva alterare il ritmo mestruale, accelerare le perdite e influenzare anche il momento dell'ovulazione. La fitta rete nervosa (il sistema autonomo pregangliare) che collega il cervello alle ovaie potrebbe rappresentare il mezzo fisico di comunicazione tra emozioni e funzioni ovariche e uterine.

Fonte: Christiane Northrup, “Guida medica da donna a donna”, 2003, Como, Red Edizioni, p.140

venerdì 24 giugno 2011

Il Sesso come alleato nella lotta contro la Sindrome Premestruale (SPM)

Siete nervose, avete seno e addome doloranti, le gambe gonfie? Il sesso è l’ultimo dei vostri pensieri? I medici, però, affermano che proprio il sesso potrebbe esservi d’aiuto nella lotta contro la SPM!

Molte donne conoscono bene i sintomi della Sindrome Premestruale (SPM). E nessuno di essi – dal bisogno benigno di dolci, a sintomi fisici fastidiosi: emicrania, seno dolorante, crampi addominali e gonfiore di varie parti del corpo, per non parlare di quelli ancor più fastidiosi: irritabilità, ansia e umore instabile – contribuisce a farci sentire attraenti. Studi dimostrano che donne che soffrono di una forte Sindrome Premestruale sono, generalmente, meno soddisfatte del loro rapporto di coppia e sessuale.

E se il sesso è l’ultimo dei vostri pensieri in quei momenti, gli studi dimostrano che potrebbe essere proprio questo un elisir naturale e il vostro principale alleato nella lotta contro la SPM. Infatti, durante l’atto sessuale, l’organismo inizia a produrre un’elevata quantità di endorfine, conosciute anche come “stupefacenti naturali”, che riescono ad alleviare i dolori che spesso accompagnano la SPM. Inoltre, viene prodotto l’ormone ossitocina, che contribuisce al senso di benessere e all’attaccamento nella coppia, aiutando così a diminuire l’insoddisfazione per il proprio partner che, in quei giorni, è generalmente più alta. In generale, il livello di stress è inferiore durante l’eccitamento sessuale.

Un bonus in più per abbandonarsi al sesso, lo potrebbero avere quelle donne che temono una gravidanza: i giorni fertili sono ormai lontani e potete abbandonarvi con più serenità all’atto sessuale.

Quindi, la prossima volta che sentite la belva che si sveglia in voi, cercate di ammansirla con spensierati giochini sotto le coperte!